Lo trascinò per un centinaio di metri e poi ci passò sopra: in appello confermati 18 anni di reclusione
Fu uno degli episodi più cruenti di Pirateria Stradale nel 2007
(ASAPS), Milano, 27 ottobre 2010 - La corte d'Appello di Milano ha confermato la condanna a 18 anni per omicidio volontario a un nomade italiano che il 16 settembre 2007 investì e uccise un pensionato sulle strisce pedonali. L'uomo, 71 anni, tentò con tutte le sue forze di rimanere attaccato al cofano dell’autovettura nell’estremo tentativo di salvarsi. Secondo l’accusa, il rom sterzò bruscamente più volte fino a scagliare in terra l’anziano dopo un centinaio di metri e poi gli passò sopra, finendolo. La Corte d’Appello del capoluogo lombardo ha confermato integralmente la sentenza emessa in primo grado. Fu uno degli episodi di pirateria stradale più cruenti fra quelli raccolti nell’Osservatorio ASAPS – Il Centauro nel 2007.
A rileggere a distanza di anni certi avvenimenti, si fatica a mantenere lucidità ed obiettività: tra le righe della cronaca, nei racconti dei nostri referenti e nelle mail dei quasi 30mila soci, vi sono storie di persone che muoiono innocenti, condannate a morte senza un processo, con dinamiche talmente cruenti da rasentare la crudeltà. Nel caso in questione, l'autore dell'omicidio venne identificato dalla Polizia Locale di Milano: infatti, numerosi testimoni indicarono che l'auto investitrice era una Mercedes Classe A, che venne rinvenuta bruciata. La targa risultò falsa, ma gli accertamenti sul numero di telaio condussero gli invstigatori ad una 24enne, compagna di un nomade che abitava nel campo di via Idro. La giovane, ricercata come "persona informata sui fatti", venne rintracciata dalla Polizia di Stato che la trattenne fino all'arrivo della Locale. Il Pubblico Ministero Maria Grazia Pradella la fece arrestare e dopo lunghe indagini la verità venne a galla. 18 anni sono molti, ma la sentenza è secondo noi assolutamente giusta. Speriamo che il pirata la sconti tutta. (ASAPS)
buona condotta,sconto di pena,affidamento a servizi sociali in quanto"emarginato dalla società e non inserito nel tessuto sociale"..tra pochi anni lo ritroviamo fuori come il precedente.....bella la nostra Italia!!
RispondiEliminaPosso dire: uno dei pochi casi in cui l'intensità del lavoro svolto, grazie anche all' ottimo PM titolare del caso, ha portato ad un risultato pienamente soddisfacente per noi della PG.
RispondiEliminaDirei soddisfacente per la collettività. Ottenere una condanna di questo genere è sempre una sconfitta, però, perché vuol dire che c'è chi se la merita. Non te lo dimenticare, collega! Comunque, complimenti! Ho seguito personalmente tutta la vicenda e siete stati davvero tenaci!
RispondiEliminasaresti capaci di concedere "diritti" di difesa a chi trucida tuo padre in quel modo?
RispondiEliminaOvviamente no, Antonio. La legge e i tribunali esistono proprio per impedire che ciascuno si possa fare giustizia a modo suo, secondo il suo metro. Io sono vittima della strada: sono stato falciato da un ubriaco insieme a mia moglie. Anche se vorrei spellarlo vivo, ancora oggi a distanza di molti anni, scelgo di stare dalla parte della legge. L'importante è che la legge funzioni: in questo caso sembra di sì, ma il condizionale è sempre d'obbligo, visto quello che è successo agli assassini del mio amico Stefano.
RispondiEliminaLavori forzati,18 anni sono pochi.Personalmente io avrei dato il massimo della pena,senza appello,cassazione ecc ecc.Mi auguro che se li sconti tutti uno ad uno.Non capisco una cosa,in Italia le leggi ci sono,e anche buone,facciamole funzionare,servirebbe veramente da deterrente.Vorrei aggiungere altro,ma voglio fermarmi qui.Un saluto....
RispondiEliminaI hope justice is served.
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