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mercoledì 3 novembre 2010

Incidenti ai motociclisti

I conti ancora non tornano. E' un massacro. In 10 anni 14.293 morti e 860.520 feriti!
Dal 2000 al 2008 i morti totali sulle strade sono calati del 33%. Per i motociclisti nessuna diminuzione. Nel 2000 le vittime fra i dueruotisti erano il 21%, nel 2008 sfiorano il 30%. Con questo trend entro il 2020 saremo al 50%


Anche per il 2010 sembra proprio che i conti non tornino. Gli incidenti che coinvolgono veicoli a due ruote a motore (moto, ciclomotori) non sembra possano finalmente far segnare un calo significativo. Crea angoscia vedere che mentre dal 2000 al 2008 (ultimi dati Istat disponibili) i morti sulle strade sono passati da oltre 7.000 a 4.731 con un calo del 33%, che ci avvicina al traguardo indicato dall'Europa (-50%), il numero delle vittime fra i motociclisti e ciclomotoristi rimane praticamente invariato. 1.378 morti nel 2000, 1.380 nel 2008 con gli anni di mezzo che avevano anche superato più volte le 1.500 vittime (record di 1.552 nel 2004).

Si pensi che in 10 anni dal 1998 al 2008 sulle strade italiane hanno perso la vita 14.293 motociclisti e ciclomotoristi, mentre 860.520 sono rimasti feriti. Alcune decine di migliaia in modo irreversibile con amputazioni e paraplegie. I risultati di una guerra. Paradossalmente con un significativo danno anche per i produttori di moto oltre che per gli stessi motociclisti.
Nel 2000 le vittime fra i dueruotisti erano il 21%, nel 2008 sfiorano il 30% del totale. Con l’attuale trend che vede fortunatamente un calo generale delle vittime della strada, la percentuale dei morti fra i motociclisti e ciclomotoristi entro il 2020 potrebbe toccare e superare il 50% delle vittime della strada. Eppure il parco delle due ruote si ferma poco sopra al 20% del parco totale veicoli, le percorrenze medie sono infinitesime rispetto ai km totali percorsi dal resto dei veicoli, auto, pullman e camion. Secondo gli esperti in Europa non si va oltre il 3% dei km complessivi percorsi.
La scorsa primavera avevamo finalmente visto un calo delle vittime fra i dueruotisti negli incidenti del fine settimana. Fino alla fine di aprile eravamo a -25%. Ma noi dell'Asaps, che seguiamo il fenomeno con attenzione, sapevamo che tutto il merito - si fa per dire - era del maltempo che aveva imperversato e che aveva ridotto le escursioni. Appena è arrivato giugno abbiamo contato numeri da brivido con 27 e 21 motociclisti morti in due fine settimana. E il segno meno è subito sparito. Ad ottobre siamo a pareggio.
Eppure tutto rimane praticamente fermo, quasi immobile. Circolano moto con potenze da brivido. Paragonabili a quelle di Valentino Rossi, guidate da ragazzi e da signori di mezza età che non hanno certo le capacità di un pilota da pista.
Nelle aree urbane le regole sono spesso solo timidi consigli per gli uomini e le donne col casco.
Le strade rimangono sempre le stesse, anzi peggiorano. Buche, avvallamenti, guard rail micidiali come affettatrici, vie di fuga occupate da cartelli stradali. Insomma un costante contributo a farsi molto male. E i motociclisti sono le prime vittime designate in queste condizioni.
E i controlli? Ancora insufficienti. Spesso vanificati da targhe troppo inclinate, da atteggiamenti comprensivi di qualche Giudice di pace.
Alla fine rimangono troppi lenzuoli bianchi stesi sulle strade. Molti insistono sul fatto che spesso la colpa è degli automobilisti. Vero. E allora? Questo è consolante? Non ci intriga più di tanto sapere di chi è la colpa. Spesso per la verità ci sono poi dei concorsi di colpa. La macchina taglia la strada per svoltare, ma la moto arriva a velocità esagerate. I conducenti delle auto spesso sono anziani (un aspetto destinato a incidere nel futuro), poco reattivi, un motivo in più per essere prudenti.
Il nuovo codice porterà risultati decisivi? Risposta: è difficile se non ci saranno seri e più frequenti controlli su strada e una politica di informazione sui veri rischi delle due ruote. La strada non è una pista (il posto più sicuro al mondo per correre).
Qui dobbiamo tutti farci un lavaggio delle coscienze, ognuno assumendosi le proprie responsabilità. Siamo il paese d'Europa col maggior numero in assoluto di vittime fra i motociclisti. Ci sarà un motivo.
Non possiamo cavarcela con un applauso e con un coro di moto accelerate che salutano il feretro di un amico davanti a una chiesa durante il suo funerale. No non basta. E' ora di fare sul serio.

Forlì, lì 2 novembre 2010

Giordano Biserni
Presidente Asaps





ANNOINCIDENTI MORTALIVITTIMEVITTIME SU CICLOMOTORI
E MOTOVEICOLI
VITTIME SU 2 RUOTE
% SUL TOT. DELLE VITTIME
20006.0536.6491.37820,7%
20016.0656.6821.46521,8%
20026.0946.7361.44621,5%
20035.9296.5631.53423,4%
20045.5486.1221.55225,3%
20055.2715.8181.53526,4%
20065.1785.669-*-
20074.7185.1311.54030%
20084.3644.7311.38029,2%

Elaborazione dati il Centauro-Asaps su fonte Istat
* Dato non ricavabile dalle statistiche Istat

33 commenti:

  1. Bisognerebbe iniziare a guardare cosa c'è di diverso dove le cose vanno meglio.
    Veicoli diversi ? Super esseri umani alla guida ? Sinceramente non credo.

    Credo invece che tutto sia da ricondurre a regole fatte rispettare di più (da tutti: chi va in moto e chi no) e delle belle conseguenze penali anche per i proprietari delle strade.

    Per un omicidio "comune" viene coinvolta ogni tipo di risorsa scientifica, anche rasentando il ridicolo, e si fanno le pulci a chiunque sia coinvolto anche solo per sentito dire.

    Per un omicidio stradale invece non ci si pone nemmeno il dubbio se magari qualcosa sulla strada non fosse stato proprio al posto giusto e si tralasciano moltissimi dettagli.

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  2. I numeri sono spaventosi, ma restano aridi, impersonali.
    E invece dobbiamo riflettere che dietro ogni singolo caso c’è una storia; un padre che non tornerà più alla sua famiglia, un genitore che piangerà alla lapide di un figlio, fratelli e sorelle che non si rivedranno più.

    Sono motociclista, da molti anni e molti chilometri. Non sono stato un santo alla guida, a vent’anni mi sentivo invincibile.
    Il segnale di “curva pericolosa” non era un ammonimento alla prudenza ma un invito a piegare ancor di più. Sono stato fortunato, o forse ho meglio di altri saputo interpretare i segnali che qualcuno mi ha inviato. Ho smesso, non di andare in moto, quello no, ma di vivere la moto come una sfida, con me stesso e gli altri. E quando ho visto il gruppo di amici con cui uscivo tentare la sorte ogni domenica, li ho portati in pista. Sono stato subdolo, ho solleticato la loro vanità, però ce l’ho fatta: hanno capito i pericoli della strada e nessuno più sfida il destino.
    Ma non mi sono fermato. Troppe giornate al capezzale di qualche amico che quel giorno si sentiva, ancora, invincibile; troppe volte a salutare per l’ultima volta un centauro dal sagrato di una chiesa; troppe volte a chiedermi perché.
    Ho iniziato a scriverne, quando l’argomento era ancora proibito, perché il vero motociclista è quello che vuole “la pinna” in copertina. Per qualche anno ci sono riuscito e sono rimasto sconvolto dalla scarsa, nulla, conoscenza del fenomeno nella stampa di settore. Poi però la mentalità retrograda che vuole i motociclisti interessati solo ai Cv ha ripreso il sopravvento e lo spazio per la sicurezza si è sempre più assottigliato.
    L’ho scritto più di una volta e lo scrivo anche qui: fermarsi all’assioma che il pericolo è nella potenza delle moto è sbagliato. Possedere una moto da 300 km/h non vuol dire andare a questa velocità sulla statale. E’ il cervello che ci dice di andar piano. Certo, ho sempre sostenuto e sempre sosterrò che oltre certe potenze le moto non dovrebbero andare in mano a chiunque, con l’unica scriminante di quanto sia rigoglioso il conto in banca. Patenti differenziate, con esami di idoneità sul modello di quanto avviene in Giappone da decenni (e senza che qualcuno gridi allo scandalo) sarebbero un buon inizio.
    Una rete infrastrutturale pensata e costruita per limitare i danni ed eliminarne molti. La tecnologia esiste, la volontà politica, e penso i fondi, no. Anche se, c’è da dire (ma voi dell’asaps lo sapete già), che i costi socio sanitari sono talmente alti che a rifare tutte le strade d’Italia probabilmente si risparmierebbe un bel gruzzolo.
    Studiare le dinamiche dei sinistri, creando una banca dati a disposizione dei centri studi e, magari, anche delle aziende produttrici di abbigliamento tecnico, in modo da capire perché e come avvengono la maggioranza dei sinistri e con quali conseguenze.
    Il rispetto, chiamiamolo così, degli altri utilizzatori delle pubbliche strade nei confronti di chi si sposta su pochi protetti mezzi a due ruote, a motore e no, è limitato se non assente.
    Insomma, siamo una categoria debole, a rischio.
    Però i conti, Dott. Biserni, non tornano nemmeno a me. Possibile che noi motociclisti siamo sempre e solo vittime incolpevoli di automobilisti distratti, di strade costruite per ghigliottinarci (non me ne vogliano gli amici “motociclisti inc…olumi” se rubo un loro slogan) o ingoiarci in una voragine?
    Non è che per caso, alla fine, hanno ragione quei direttori di giornali che si ostinano a mettere pieghe col gomito a terra in copertina “perché questo vogliono i lettori”?
    Non è che per caso siamo noi che continuiamo a vedere in ogni passo di montagna un circuito in cui sfidarci?
    Non è che per caso i 170 Cv sotto il sedere li vogliamo e pretendiamo di per usarli tutti?
    Non è che per caso sono io quello che non ha capito, quello che si illude che ogni motociclista lascia il cervello connesso quando salta in sella?
    Non lo so, ma mi piacerebbe tanto scoprirlo.

    Fabio Sergio

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  3. Da appassionato di moto, che uso per diletto ed ho usato per servizio, DEVO, per essere sincero, dire che non tanto le velocità ma la potenza e la coppia intrigano il centauro per passione, magari i "non esperti" guardano alla velocità, ma le cose sono collegate, quello è buona parte del fascino di questi mezzi.
    Ma qualunque cosa sia sono d'accordo con Sergio, avere a disposizione tanta potenza tra le gambe non vuol dire usarla per forza tutta, magari anche di "botto" perchè così ci si fa male, magari rendere meno costose le piste potrebbe aiutare chi vuole provare i 300 su una moto e chi vuole vedere cosa vuol dire "scaricare a terra" 170 CV, forse questo aiuterebbe anche a rendersi conto che su strada, specialmente urbana, non è il caso di farlo per almeno un migliaio di motivi.
    E' inutile girarci intorno, i motociclisti, che siano spericolati, "criminali alla guida" o tanto assennati sono più esposti degli automobilisti, vanno su due ruote, un banale urto può essere fatale ecc. ecc, non dimentichiamo poi che le nostre strade sono fatte per le auto.
    Comunque è opportuno che chi va in moto lo faccia in maniera assennata, usi anche altri dispositivi di sicurezza oltre il casco e faccia sempre molta attenzione ai comportamenti altrui che è fondamentale per un motociclista.
    A quelli meno assennati vorrei invece dire che stiano molto attenti nel girare la manichetta perchè poi superato un certo limite, cioè nel giro di 2-4 secondi l'ostacolo imprevisto, sempre dietro l'angolo non è evitabile, quindi non sfidare la sorte. Dei controlli e del codice? Di questi non so cosa dire, pare si faccia di tutto per diminuirli e per rendere il codice sempre più ostico, Egr. Presidente Lei non lo dice, in questa occasione, ma sa bene che tra i comportamenti stradali, guidando un qualsiasi mezzo ed i controlli finalizzati ad indirizzare quanti più comportamenti possibile verso forme di civiltà equivale anche a portare quelle cifre ad essere "accettabili", vi è, per me, tra le due cose strettissima correlazione, come ho detto sempre a maggiori controlli e a maggiore severità corrisponderà minore incidentalità, come recitava lo slogan meglio un figlio senza patente che ........
    Lo so non è colpa nostra, si figuri che noi a livello locale, non siamo dei santi sia chiaro, ma semplicemente abbiamo dignità ed eticità da difendere, spesso certe cose le facciamo "di nascosto" perchè chi ci guida non vorrebbe......., "rubiamo" dei tempi o ci inventiamo qualcosa per poi giustificare che siamo stati costretti ad ingdagare..... che schifo

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  4. [quote]Per un omicidio stradale invece non ci si pone nemmeno il dubbio se magari qualcosa sulla strada non fosse stato proprio al posto giusto e si tralasciano moltissimi dettagli. [quote]

    Condivido.
    Ancora oggi, malgrado passi avanti se ne son fatti, si continua a interpretare l'incidente stradale come una "tragica fatalità".
    Non, come sarebbe giusto, il risultato di una serie di azioni, circostanza, omissioni e così via, tutte collegate in rapporto di causa ed effetto.
    Conoscere, e soprattutto capire, come si arriva al tragico risultato, è il passo fondamentale per studiare i rimedi.

    Fabio Sergio

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  5. Dal testo: Non ci intriga più di tanto sapere di chi è la colpa.
    .
    Invece a me sembra che sia esattamente il contrario. L'importante è stabilire chi paga, chi incassa ed una cifra adeguata. Al limite qualche sanzione. Stop.

    Di cosa sia successo davvero non importa mai realmente nulla a nessuno.

    Utente troppo veloce finisce contro un palo? Era veloce: perché mai chiedersi (e inserire nei conteggi) cosa ci facesse proprio lì un palo e/o se poteva essere messo in sicurezza ?

    Ubriaco sbanda e fa cadere nel canale confinante un motociclista che poi annega ?
    Era ubriaco: perché mai chiedersi (e inserire nei conteggi) cosa ci fa una strada affianco ad un canale pieno d'acqua senza alcuna protezione?

    Trovato il colpevole. Tutti contenti!
    Solo questo importa.

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  6. Non sono del tutto d'accordo con l'anonimo. Ok, i guardrail sono ghigliottine e le strade sono piene di insidie mortali: ma nella mia esperienza professionale mi è capitato di rado rilevare un mortale dovuto solo a causa indipendente dalla velocità. la velocità aggrava sempre le conseguenze e lo stesso vale per ogni violazione alle norme di comportamento. Questo non significa che su tantissime morti sulla strada - non solo quelle dei motociclisti, ma anche dei ciclomotorizti, ciclisti e pedoni, oltre che di tutte le altre categorie - non pesi l'ombra della responsabilità altrui. basta pensare in che condizioni è il manto stradale...

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  7. Ma io non sto parlando di cause indipendenti dall'alta velocità.
    Sto semplicemente dicendo che si guarda SOLO l'alta velocità.

    Se qualcuno muore, sia anche perché era troppo veloce, contro qualcosa si deve pur essere schiantato altrimenti non moriva.

    Quel "qualcosa" doveva per forza essere lì? Era impossibile predisporre un sistema di protezione per un'eventuale impatto?

    Si cerca di far passare il concetto: andavi veloce, ammazzati pure. Se tu corri è tutta colpa tua quindi io (proprietario della strada) mi sento leggitimato a fare nefandezze di ogni tipo perché tanto poi ti posso scaricare il barile.

    Ovviamente vale lo stesso per l'ebrezza e tutto il resto.

    Io rimango dell'idea che qualunque scemenza commetta chi sta guidando la struttura stradale e tutto ciò che c'è vicino dovrebbero essere pensati per ridurre i danni (per quanto tecnicamente possibile) sempre e comunque senza scusanti di sorta.

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  8. Diciamo che la velocità si prende sempre tutta la colpa. Sono d'accordo con te. Condivido anche il pensiero che la strada DEVE essere sicura e sgombra di pericoli e ostacoli.
    Però, devi permettermi: possibile che non si riesca ad andare piano? sembra sempre che ci sia una sfida tra i cattivi, che ti fanno l'autovelox, e i buoni, che fanno di tutto per non farsi beccare.
    Comunque la penso come te. Se ci dici anche come ti chiami...

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  9. E comunque, aggiungo, l'Asaps ha scritto articoli cui guardrail già alla fine degli anni '90, quando non li scriveva nessuno...

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  10. Ciao Anonimo, certo che la causa di un incidente non è solo la velocità, non è solo l'alcol o solo la droga, infatti a monte di un incidente ci sono chissà quante concause, tra queste ci sono anche le condizioni della strada e la morfologia delle sue adiacenze.
    Aggiungo che sono d'sccordo sul fatto che probabilmente, forse molti, sono morti a causa di un palo che non doveva esserci o di un muro di ritenuta che invece doveva esserci ecc.
    Ma dovrai condividere che se in un palo ci vado ad 80 all'ora è un conto, se ci vado a 150 è un'altro ....... e così di seguito.
    Non penso che tu non sia d'accordo con questo.
    Personalmente rilevo tanti sinistri e sinceramente le nostre ricostruzioni (presunte) non hanno mai la velocità come "la causa" di un sinistro, ma ovviamente questo elemento è seriamente valutato e preso in considerzaione ed occupa un suo posto ben preciso tra le cause, può essere la prima o l'ultima, come puù essere anche esclusa.
    Ti domando Un buon guidatore sobrio e non "fatto" come guida?, Un cretino che pensa di essere un pilota dopo essersi riempito di alcol e musica a "palla" alle 4 del mattino come guida?
    Io penso che il primo è capacissimo di "sentire" le condizioni del manto stradale e comportarsi di seguito ed è anche in grado di spingere al limite, questo ovviamente non si fa, ma vede anche il palo a prescindere da se debbe esserci o no; il secondo non solo è incapace di guidare veloce ma il palo difficilmente lo vede.
    Poi non dimentichiamo mai che il problema degli incidenti stradali è che sulla strada c'è tanta gente non c'è solo quello che corre e l'ubriaco, ma tanti altri utenti "normali" e caro mio se investo un povero cristo a 150 all'ora mentre questo sta attraversando la strada........ sinceramente non credo di potere menzionare tra le cause il manto stradale imperfetto che non ha consentito l'arresto del veicolo ...............
    Cordialmente

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  11. Raffaele.
    Il tuo discorso è condivisibile. Ma ti pongo io una domanda.

    Se ci diamo l'obiettivo di salvare vite umane il palo lo lasciamo o lo togliamo?
    A prescindere da se chi guida è in grado di vederlo ed evitarlo oppure no.

    Il discorso che faccio io è sulla prevenzione.
    Prevenzione significa 2 cose: evitare che chi non è in grado di vedere il palo si metta alla guida E CONTEMPORANEAMENTE rimuovere il palo.

    Una cosa non esclude l'altra.
    Due garanzie sono meglio di una.

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  12. Il tuo pensiero, Anonimo (che scrivo con la lettera maiuscola), è quello che ha animato tutte le mie ricerche e gli sforzi della nostra associazione. Però, per piacere, mi dai almeno un nome di battesimo?

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  13. A quello che dite voi, bisogna aggiungere il comportamento degli altri utenti. Guardate la foto che avete scelto in alto: mi sembra che quella macchina abbia chiaramente tagliato la strada alla moto!!! Azzo che botta!

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  14. La moto è la mia... Quello a terra sono io...

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  15. La velocità prende sempre il 90% della colpa... ma con delle strade differenti da quelle italiane quante morti si sarebbero potute evitare?
    Guard-rail taglienti; buche non segnalate in città, fuori città e a volte anche in autostrada; vie di fuga inesistenti... Le strade di oggi sono fatte per le auto e qualunque cose di diverso vi transiti ne paga le conseguenze, dai camion alle moto. Le moto sono viste come "disturbatori" del traffico, quasi come ospiti poco graditi... Lo si vede nella legislazione, lo si vede nella realizzazione delle strade.
    Da motociclista ammetto che ogni tanto il polso destro prende il via... ma sono molte più le volte che ringrazio il cielo di avere dei buoni riflessi e una buona dose di "c***" per evitare le insidie della strada e del resto del traffico...
    Noi motociclisti non saremo dei santi, ma chi progetta e realizza alcune strade di oggi ha la coda a punta e il forcone in mano... e rallentare a volte non è sufficiente...

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  16. "parole sante", direbbe Tex Willer...

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  17. La velocità c'entra, eccome se c'entra.
    Ok, le strade fanno schifo, in strada c'è molta gente che quando guida pensa a tutt'altro, ma è innegabile che in moto spesso andiamo troppo veloce.
    Troppo veloce in assoluto o in relazione alle condizioni della strada e del traffico? Tutte e due.
    Possiamo lamentarci all'infinito, protestare quanto vogliamo (e sia chiaro che è sacrosanto farlo) perché nessuno si decide a rimuovere ostacoli, riparare buche, costruire strade più sicure. Ma se quando saliamo in sella disconnettiamo il cervello, c'è poco da fare.

    Fabio Sergio

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  18. Sì, Fabio, però se non riusciamo a capire che anche una buca può, da sola, provocare un incidente ad un ciclista o ad un motoveicolo, non andiamo da nessuna parte. In Norvegia, dove le strade sono biliardi, nessuno si lamenta delle multe: cioè, si lamentano eccome, ma non ci sono argomenti di discussione validi...

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  19. No Lorenzo, non andiamo da nessuna parte.
    Ma non si va da nessuna parte se, e questo era il senso del mio primo post, si continua ad individuare una sola circostanza come causa.
    Fino a poco tempo addietro ero fermamente convinto che la responsabilità maggiore ce l'avessero le infrastrutture malfatte e i cattivi comportamenti degli altri utilizzatori della strada.
    Poi qualcosa è cambiato, ho iniziato a "vedere" anche le nostre pecche, da motociclista e ciclista. Vedo quello che combiniamo (io non più, ma mi ci metto per solidarietà) in sella a due ruote a motore e senza, con sfide folli su strada o semafori rossi bruciati in bicicletta per non perdere il ritmo.
    E' indubbio che una scivolata potrebbe risolversi senza conseguenze se non ci fossero ostacoli fissi. E' altrettanto indubbio che non devo mettermi in condizioni di scivolare.
    Perchè la fatalità esiste, l'incidente incolpevole perché quello era il nostro destino. Ma quanti invece sono anche colpa nostra?
    Ecco, mi piacerebbe una presa di coscienza della nostra categoria, una assunzione di responsabilità, non solo la ricerca delle colpe altrui.

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  20. la presa di coscienza della nostra categoria te la puoi scordare. Però Bisogna anche farla finita di dare solo ad una causa la colpa, ed è quello che accade. La delegittimazione dell'autovelox, come strumento di contrasto alla velocità eccessiva, è avvenuta proprio in un contesto di crescente perdita della motivazione originale: limitare gli incidenti. Si è spesso pensato solo a far numero, a "fare cassa". Il risultato vero lo si è ottenuto in autostrada, nei tratti coperti dal Tutor, dove la velocità media è calata notevolmente, insieme alla mortalità. In moto è la stessa cosa: si mettono macchinette e si fanno tante multe, elettroniche, senza controlli su strada e senza contatto con il trasgressore che, il giorno dell'infrazione, l'ha fatta comunque franca. La punizione in differita doveva essere solo un aiutino e invece è la strategia principale. Il che equivale a non averne, di strategia, e infatti i risultati sono quelli: tutti fanno quello che gli pare e vanno come gli pare. Tanto, oggi, prima di incappare in un autovelox trovi la banda del paese che fa informazione preventiva.

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  21. Lorenzo Borselli ha detto...
    la presa di coscienza della nostra categoria te la puoi scordare.

    Forse, ma continuo a sperare.
    Insieme a qualche altro miliardo di persone faccio il mestiere più difficile: il genitore.
    Cerco di insegnare a mia figlia che prima del chiedere c'è il dare, prima del diritto c'è il dovere.
    Abbiamo, come motociclisti, il sacrosanto diritto di chiedere strade più sicure; abbiamo, come motociclisti, il sacrosanto dovere di comportarci bene.
    Lo so che la mia è una presa di posizione impopolare: me ne curo poco, non sono alla ricerca di consensi elettorali.
    Sai quanti ciclisti incontro che pedalano al buio senza nemmeno una lucina o un catadiottro? Per non parlare di abbigliamento rifrangente? Tanti, tantissimi, e tutti mi dicono che "le luci rovinano la linea della mia specialissima", oppure "le luci pesano e il giubbotto rifrangente mi da fastidio". Lasciamo perdere che le luci sono obbligatorie da anni e l'abbigliamento riflettente da poco, non è questo il punto.
    Il problema è la mentalità.
    Così come dico ai colleghi ciclisti che prima dobbiamo rispettare le regole e poi inalberarci perchè non abbiamo ciclabili, allo stesso modo dico ai colleghi motociclisti che prima dobbiamo smetterla di affrontare ogni curva come fosse quella decisiva per vincere il mondiale, poi possiamo pretendere che su quella curva non ci siamo buche o platani sul bordo.
    Impresa impossibile? Non credo, altrimenti non starei qui a scriverne. I risultati, se ci si impegna, arrivano. Lo so che finisco troppo spesso a parlare di me, ma non posso che basarmi sulla mia esperienza.
    Più sopra, in altro post, ho citato "il mio gruppo" che ho portato in pista; perché ogni domenica si concludeva inevitabilmente in un pronto soccorso. Negli ultimi otto anni l'unico incidente è stato un tamponamento a un semaforo da parte di un automobiblista che leggeva il giornale mentre guidava.
    Non è tutto merito mio, è ovvio; mica stavo lì col fucile spianato pronto a passare per le armi chi trasgrediva...
    Però le mie noiose chiacchiere sono servite.
    Per questo, e torno alla frase di apertura, io continuo a sperare e, con ogni mezzo a disposizione, ad agire. Per questo ho accolto con gioia l'apertura di questo blog, vedendovi un ulteriore strumento di conoscenza. Per questo vi annoio con le mie chiacchiere. Ne convinco anche solo uno a chiudere il gas e tornare a casa sulle sue gambe, per me è un successo.

    Fabio Sergio

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  22. Rispondendo ad Anonimo è ovvio che sono d'accordo sul fatto che la eliminazione di ostacoli di ogni genere sarebbe gradita, ma sappiamo che questo non è possibile perchè pur facendo tutto in regola ci mancano gli spazi per levare realmente gli ostacoli, pensa alle strade urbane, alle statali, ai guard rail ecc. ecc., certo ci potrebbero essere maggiori accortenze.
    3 giorni fa, sinistro auto BMW 270CV percorre strada del centro storico larga appena 4.60 mt con tachimetro che poi è rimasto fermo sui 160 Km/h, sorpassa quella che la precede, sbanda, urto violento contro un palo ENEL, poi sfonda un muro ed entra nel giardino di una casa, fortunatamente conducenti e terzi sono illesi.
    Nella nostra relazione abbiamo chiesto e sollecitato di verificare la posizione di quel palo, ma quando il "pilota" dava la colpa alla strada liscia ed al palo, scartando la sua condotta folle sinceramente ci siamo un pochettino incazzati.
    Questo per dire, Anonimo che si, senza insidie sarebbe meglio e meno "pericoloso", cmq una volte eliminate quelle che oggi conosciamo ce ne sarebbero poi altre, ma a 160 Km/h in città non si va perchè se non ci scappa il morto è solo fortuna, come nel caso che ho riassunto, almeno così la penso, ma penso anche che come dice Lorenzo Borselli si dovrebbe dare forte impulso a controlli seri di polizia stradale dove la tecnologia va messa al servizio degli operatori e non in loro vece.

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  23. Raffaele:
    "se investo un povero cristo a 150 all'ora [...]"

    La condizione del manto stradale no ma la mancanza di un sottopasso magari...

    Quando si potrà dire, in coscienza, che il pedone è sempre su un regolare passaggio pedonale (magari non scivoloso quando si bagna), correttamente illuminato, pre-segnalato, non posizionato immediatamente dietro una curva cieca dopo un rettilineo di qualche km, che tutti i veicoli che sostano in prossimità del passaggio stesso, riducendo quindi la visibilità del pedone che intende attraversare, vengono sempre prontamente rimossi e che il pedone indossa abiti che contrastano con il colore della strada e dello sfondo, allora, e solo allora, in coscienza ti risponderò che FINALMENTE potrebbe essere colpa SOLO dei 150 km/h.
    Un dettaglio: il velox mettiamolo VISIBILE, 30m prima del passaggio pedonale, anzi che nascosto a metà di un rettilineo senza rischi reali, magari così il pedone si salva malgrado tutto il resto.

    Lorenzo Borselli:
    "è quello che ha animato tutte le mie ricerche e gli sforzi della nostra associazione"

    Sarà ma leggendo il sito dell'asaps non è quello che traspare. Posso valutare solo quel che leggo, non quello che pensate o fate, e quindi mi riferisco a quello.
    Con tutto il rispetto io ci vedo una caccia alle streghe con due righe in un angolino del testo che riguardano le nefandezze dei proprietari delle strade: probabilmente giusto per poter poi affermare che parlate anche di quello. Se l'obbiettivo è davvero quello di affrontare anche quell'aspetto credo dovreste impegnarvi un po' di più per dargli almeno lo stesso risalto del resto.

    A quando un bell'articolo con un titolo tipo questo?
    "Palo mal posizionato uccide motociclista che procedeva troppo velocemente. Sotto inchiesta l'ente proprietario della strada"

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  24. Raffaele AnoniMo ha detto...
    "a 160 Km/h in città non si va"
    "ci potrebbero essere maggiori accortenze"
    Perfetto.
    Vedo che allora in linea di massima siamo d'accordo su tutto.

    Un solo dettaglio: scomparso il vaiolo, è arrivato l'aids, risolto il problema aids arriverà sicuramente qualcos'altro... dobbiamo forse smettere di cercare il rimedio ?

    Cambiando discorso, da perfetto ignorante in materia, ti chiedo una cosa, se ti va di rispondere. "Tachimetro bloccato alla velocità X": è un sistema valido di rilevamento ? Nessuna polemica, semplice curiosità. Mi sono sempre chiesto se non può accadere che per la botta si sposti su un valore diverso.
    Grazie.

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  25. A parte che il palo non è mai causa di incidente, ma, semmai, causa di lesione o morte (la prima o la seconda dipendono spesso dalla velocità d'impatto), lascio all'anonimo questi link. Faccio notare che i primi pezzi li ho scritti io personalmente dopo il 1999. All'epoca, quando nei convegni parlavo di guardrail mi avrebbero fucilato. Ripeto: tutto concorre a rendere letale un evento infortunistico, ma se vai piano il rischio è sempre più basso. Punto.
    Detto questo, prima di formulare giudizi affrettati siete pregati di informarvi e conoscerci. Apprezzo comunque sempre di più questo blog, che ci consente di interagire con questo livello di civiltà... Grazie davvero!

    http://www.asaps.it/articoli/Art_2004/0074.html

    http://www.asaps.it/showpage.php?id=11496&categoria=News

    http://www.asaps.it/showpage.php?id=28293&categoria=Articoli&pubblicazione=04.10.2010

    http://www.asaps.it/indexpage_n.php?id=28274&categoria=Articoli&sottocategoria=&pubblicazione=04.10.2010

    http://www.asaps.it/indexpage_n.php?id=11825&cat=&sezione=News&pubblicazione=08.01.2007

    http://www.moto.it/news/la-somma-rischio-337.html

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  26. Posso semplificare con un esempio?
    Ma si, tanto al massimo non mi leggete.

    Prendiamo il caso del famoso platano a bordo strada.
    Non è che questi simpatici arbusti se ne vadano a zonzo per le strade, soprattutto il sabato sera e uno se lo trova davanti all'improvviso.
    Ti schainti perchè hai affrontato la curva troppo veloce, la strada è bagnata o dissestata, sei ubriaco e così via.
    Se al posto del platano ci fossero state le balle di paglia come nella famosa vignetta del Joe Bar, nessuno si sarebbe fatto male.
    Distinguiamo allora tra le cause e le conseguenze del sinistro.
    La cause sono le più varie, nella maggior parte dei casi un errore umano, dall'eccessiva velocità in rapporto alla strada e alle sue condizioni alla tenuta di comportamenti scorretti. Le conseguenze possono essere o meno disatrose, a seconda di come è fatta l'infrastruttura; se cioè ci sono ostacoli fissi o meno.
    Eliminare i difetti infrastrutturali vuol dire eliminare le conseguenze tragiche. Comportarsi correttamente vuol dire eliminare la quasi totalità delle cause di sinistro.

    Fabio Sergio

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  27. Si Fabio. Però lo scorso 23 settembre, a San Vincenzo (Livorno), l'auto con a bordo due nonni e due nipotini è finita cobntro un platano. La causa è stata un malore del conducente, almeno così sembra. Quel platano doveva essere protetto da anni, ma nessuno lo fa e nessuno è in grado di far rispettare una legge di questo tipo, perché non c'è una sanzione. E' tutto demandato, caso per caso, al singolo evento. Qui le velocità non c'emtra e dobbiamo ammettere che questo rischio esiste. Sai com e la penso, mi hai letto. Io dico: questo rischio c'è? Ok togliamolo. Dopo saremo più sereni nel contrastare la velocità, perché avremo fatto tutto il possibile sul resto...

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  28. Alle volte, lo so, mi lancio in qualche arzigogolo di troppo e la lettura dei miei scritti ne risente.
    Rileggendo però il mio ultimo scritto mi sembra di essere stato abbastanza chiaro.
    Ho distinto tra cause e conseguenze del sinistro; e affermato che nella maggior parte dei casi c'è un errore umano, non sempre.
    L'incidente dovuto al fato esiste, come nell'esempio del malore improvviso. Lì parliamo di causa, e in questo specifico episodio possiamo affermare che è assolutamente indipendente dalla volontà umana.
    Se non ci fosse stato il platano, le conseguenze non sarebbero state tragiche.
    Quindi, riassumendo.
    Teniamo sempre distinte le cause dalle conseguenze, cerchiamo di conoscere e capire la cause e cerchiamo di eliminare le conseguenze.
    Se non operiamo questa fondamentale distinzione ci troveremo sempre a combattere con le armi sbagliate.
    Chiediamoci sempre perchè si muore di più in città e su una statale che in autostrada. Investighiamo a fondo su cosa ha provocato il sinistro e quali sono state le sue conseguenze e perché.
    Quando giravo in circuito mi è capitato di fare un paio di lunghi. Sono uscito di pista e finito nella ghiaia, senza nemmeno cadere, e mi trovavo a 260 km/h.
    Bene, lì ci sono state causa e conseguenza.
    La causa è stato il mio errore di guida, ho sbagliato clamorosamente il riferimento della staccata.
    La conseguenza è stata nulla perchè avevo uno spazio di fuga enorme ben tenuto.
    Proviamo a rapportare il tutto alla strada.
    Esco di curva perchè ho sbagliato (non a 260, basta pure a 60 km/h) e quindi col mio errore causo l'incidente.
    Invece della ghiaia ci trovo una casa, e quindi le conseguenze sono fatali.
    Battiamoci per limitare le conseguenze, ma anche diamoci da fare anche per eliminare le cause.

    Fabio Sergio

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  29. Anonimo, visto che dici di essere ignorante in materia allora mi permetto di dirti che ho precisato di avere riassunto, infatti il nostro rapporto è di 2 pagine e mezzo. Il tachimetro bloccato sulla vel. X non è la prova, ma è un indizio che confrontato con altri dati oggettivi come l' abbattimento totale di un palo metallico di 20 cm di diametro la cui base è piena di cemento, lo sfondamento di un muro fatto di pietre di tufo e l'ingresso dell'auto in giardino con distruzioni di parti meccaniche durissime ci fanno presumere che quella era la velocità.
    Ma detto ciò ti dico anche che qualora venga accertato che il palo o il muro non erano dove dovevano essere non si avrà, per noi e presumo anche per qualsiasi altro collega, alcun problema a farlo presente, aggiungo che ad ogni rilevazione l'ambiente circostante, condizioni del manto stradale comprese, viene descritto dagli operanti in modo puntuale e da tali descrizioni è sempre possibile rilevare eventuali anomalie a chiunque imputabili, ti ricordo che nella maggior parte dei casi sono i soggetti interessati a dover far valere le proprie ragioni e ci riescono proprio grazie alle descrizioni puntuali ed oneste degli operatori.
    E' poi sempre giusto cercare, fino a trovare la soluzione ad un problema, non miriferivo assolutamente al fatto che il problema non va risolto perchè poi cmq poi c'è il successivo, ma mi riferivo a quanto diceva l'amico Fabio Sergio quando si riferisce agli alberi ai margini delle strade, seguendo la tua logica andrebbero abbattuti perchè una moto o un'auto ci potrebbero sbattere, questo significa anche che se una strada attraversa una foresta la foresta va abbattuta per almeno 50 mt dalla strada per creare vie di fuga, ma le strade non sono piste su cui correre, non a caso vi sono degli articoli del CdS che sanzionano condotte di guida NON ADEGUATE al tratto di strada percorso, cioè secondo la Legge dobbiamo adeguarci in ogni senso alla strada che percorriamo con il nostro veicolo, resta fermo poi che se l'Ente ci piazza un palo in mezzo alla strada o non provvede a dare indicazioni precise sulle insidie della via percorsa ecc. ecc. ecc. ed ha delle responsablità paghi per queste.
    Poi Anonimo, voglio dirti una cosa e, mi permetto, sempre perchè dici di essere ignorante in materia: non dimenticare mai che in molti casi non si abbatte il palo, il muro o l'albero ma si stroncano o si rovinano vite umane, quindi attenzione a dire certe cose perchè se una PERSONA viene investita a 160 Km/h mentre attraversa tranquillo una via del centro storico cosa C.... diciamo? che il Comune non aveva provveduto ad asfaltarla bene.............?
    Ciao Anonimo

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  30. Raffaele AnoniMo ha detto...
    "la foresta va abbattuta per almeno 50 mt dalla strada per creare vie di fuga"

    Facciamo solo 5/10 metri e mettiamoci davanti un attenuatore/respingente: sarei felice comunque.

    "se una PERSONA viene investita a 160 Km/h mentre attraversa tranquillo una via del centro storico cosa C.... diciamo?"

    Che un deficente dovrebbe essere rinchiuso in una cella per molto tempo E (nel senso di tutte e due le cose) al comune che se c'è una strada nel suo territorio che consente (nei fatti) a un deficente di percorrerla a 160 km/h farebbe bene almeno a riflettere sull'eventualità di metterci un sottopasso pedonale.

    Ciao Raffaele
    Con sinceri ringraziamenti per le spiegazioni, sono state apprezzate.

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  31. Mi fa piacere che hai apprezzato e concludo dicendo che fondamentalmente la pensiamo allo stesso modo è poi ovvio che ognuno di noi esprime il suo pensiero, ma è fondamentale essere d'accordo sul "deficiente" e sulle responsabilità dell'Ente......... poi la soluzione si trova.
    Ciao Anonimo, buona Domaenica ed al prissimo Blog....

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