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giovedì 11 novembre 2010

Una lapide per Sandri, una lapide per tutti...

Questo Post è stato modificato in data 08.12.2010 per allungare la lista dei nostri Caduti.

(ASAPS) 11 novembre 2010 – Tre anni fa, l’11 novembre 2007, una colpo di pistola partito dall’arma di un agente della Polizia Stradale, uccideva il tifoso della Lazio Gabriele Sandri all’interno dell’area di servizio Badia al Pino (Arezzo). Per quel fatto il poliziotto Luigi Spaccarotella è stato condannato in primo grado  a sei anni di reclusione per omicidio colposo. Il comitato “Mai più 11 novembre” ha raccolto oltre 25mila firme per chiedere ad Autostrade per l’Italia di autorizzare la posa di una lapide in memoria del ragazzo e dopo il “no” che era stato incassato nei giorni scorsi, la reazione del cosiddetto “popolo del Gabbo” avrebbe fatto cambiare idea ai vertici di ASPI.  Almeno questa è la voce che ripresa ieri dal Corriere della Sera che, in un articolo apparso sulla pagina online della cronaca di Roma.
Oggi ho sentito un altro dirigente di Autostrade – ha detto, mercoledì 10 novembre, Giorgio Sandri, padre di Gabriele, durante una fiaccolata che si è tenuta nella capitale – sembra stiano facendo un passo indietro e sembra che tutto si stia risolvendo per il meglio. Mi hanno detto di aspettare qualche giorno per avere una conferma per il posizionamento della targa a Gabriele. La memoria è importante senza di questa un Paese non ha futuro”.
Noi abbiamo un grandissimo rispetto per la memoria di Gabriele Sandri e del dolore che, da quel maledetto giorno, strazia il cuore dei suoi genitori e del fratello e se la lapide verrà posta noi stessi renderemo il dovuto omaggio.
Senza entrare nel merito della vicenda umana e giudiziaria, che entra proprio in questi giorni nella sua fase d’appello, con il processo che vedrà nuovamente alla sbarra il poliziotto, vogliamo però fare alcune considerazioni.
Da quando l’ASAPS è nata, nel 1991, abbiamo iniziato a tenere dal 1993 la triste contabilità dei caduti in servizio  della Polizia Stradale. E abbiamo  contato 33 vittime fino ad oggi tra le fila della Specialità. Tra questi vantiamo tre Medaglie d’Oro al Valore Civile.
Tutti sono caduti sulla strada, molti su tratti di Autostrade per l’Italia. Facciamo nomi e cognomi, così si capisce che non diciamo sciocchezze. Per leggerli vi basterà scorrere questo pezzo fino alla fine.
Ebbene, non ci risulta che mai nessuno abbia raccolto 25mila firme e che mai nessuno si sia indignato per la memoria corta che questo nostro Paese ha quando deve ricordare chi è caduto per difenderlo. Tutti sanno chi sia Gabriele Sandri, e – credeteci – la cosa ci sembra assolutamente doverosa.
Pochi, però, sanno chi siano Stefano Villa o Stefano Biondi, caduti ammazzati in autostrada (entrambi nei tratti di Autostrade per l’Italia) mentre difendevano tutti noi.
Nessuno, o quasi, ricorda chi siano gli altri, caduti sotto il fuoco incrociato di cittadini che nemmeno sono stati condannati, ma che si erano messi al volante ubriachi o drogati.
Gli enti proprietari delle strade, o quelli concessionari, ci hanno sempre detto che non è possibile posare cippi commemorativi o lapidi ai bordi della strada o dell’autostrada. Questo perché, ad esempio, curarne la manutenzione, posarvi dei fiori o raccogliersi in preghiera, comporterebbe un’occupazione pericolosa del piano viabile. Oppure perché il manufatto potrebbe rivelarsi rischioso in caso di incidente, per chi vi dovesse accidentalmente finire addosso. Sorgevano poi problemi anche per la manutenzione nel tempo della stele.
Noi ci abbiamo sempre creduto e, del resto, non abbiamo mai visto una targa o una lapide in memoria dei nostri Caduti.
Passando per Capaci, lungo l’autostrada, si capisce di essere sul luogo della strage che costò la vita a Giovanni Falcone, a sua moglie Francesca Morvillo, e a tutti i poliziotti della sua scorta, solo perché il guardrail è dipinto di rosso. Nessuna lapide, nessuna targa. Per trovarla bisogna uscire e percorrere un certo tratto di strada, che riconduce poi ad un prato adiacente alla carreggiata nord.
Dunque, se non l’hanno fatto per quegli eroi così conosciuti (ma quanti di voi conoscono i nomi dei poliziotti che caddero con lui?), perché mai – ci siamo sempre chiesti – dovrebbero farlo per un poliziotto della Stradale?
Per questo abbiamo sempre taciuto, anche se contrariati, a questo diniego. Alla fine non abbiamo nemmeno insistito più di tanto. Uno, poi, spera che la memoria dell’amico Caduto riviva nell’intestazione di una caserma, di un ufficio, di un corso di perfezionamento o di addestramento.
E se ora la memoria di Gabriele, vittima di un episodio per il quale si sta ancora dibattendo nei tribunali, potrà perpetuarsi nel giusto ricordo di un Paese che cerca il suo futuro nella propria memoria, noi siamo felici. Perché la memoria l’abbiamo sempre avuta lunga e presenteremo presto la lista delle trentatre targhe (ma ci sarebbero poi anche quelle di tanti Carabinieri, Militari della Guardia di Finanza e delle Polizie Locali uccisi su strada) che vogliamo siano poste. Tranquilli, le pagheremo noi. (ASAPS)

Giordano Biserni
Presidente Asaps

  1. Ispettore Capo Umberto Ursini, caduto il 28.07.1993, di anni 50, Sott. Polstrada Roma Nord, Autostrada. Investito durante i rilievi di un incidente stradale.
  2. Assistente Capo Antonio Mancarella, caduto il 19.05.1994, di anni 56, Sez. Polstrada Taranto, Autostrada. Investito durante un soccorso ad un automobilista.
  3. Agente Sabrina Pagliarani, caduta il 30.09.1994, di anni 25, Sott. Polstrada Busto Arsizio, Autostrada. Investita mentre eseguiva un normale servizio di viabilità.
  4.  Agente Giovanni Menegazzi, caduto il 1.02.1995, di anni 22, Sez. Polstrada Venezia, Strada Statale. Deceduto mentre con l'auto d'istituto interveniva in un incidente stradale.
  5. Vice Sovrintendente Carlo Serafin, caduto il 6.03.1995, di anni 29, Sott. Polstrada Milano Ovest, Autostrada. Investito durante i rilievi di un incidente stradale notturno, privo di manutenzione.
  6. Agente Stefano Villa, caduto il 27.09.1995, di anni 25, Sott. Polstrada Guardamiglio, Autostrada. Caduto in un conflitto a fuoco con rapinatori al casello di Melegnano (MI). Medaglia d’Oro al Valor Civile.
  7. Sovrintendente Capo Giuseppe Brezil, caduto il 21.06.1996, di anni 45, Dist. Polstrada Piove di Sacco, Strada Statale. Deceduto a seguito di un incidente in moto in servizio.
  8. Sovrintendente Capo Franco Bruti, caduto il 28.12.1996, di anni 47, Dist. Polstrada Civita Castellana, Strada Statale. Deceduto a seguito di un incidente stradale mentre faceva rientro in moto da un servizio a T.E.
  9. Agente Ilaria Maria Leandri, caduta il 02.07.1997, di anni 27, Sott. Polstrada Rovigo, Autostrada. Investita mentre ripristinava la segnaletica abbattuta per un precedente incidente.
  10. Sovrintendente Domenico Del Greco, caduto il 29.07.1997, di anni 46, Sez. Polstrada Cremona, Autostrada. Investito durante il controllo di autoveicoli.
  11. Agente Silvano Franzoso, caduto il 7.10.1997, di anni 26, Sott. Polstrada Milano Ovest, Autostrada. Investito durante i rilievi di un incidente stradale notturno.
  12. Agente Daniele Grandi, caduto il 6.02.1998, di anni 25,  Sott. Polstrada Villarboit, Autostrada. Investito durante la posa di torce per segnalare la presenza di un pericolo sulla carreggiata.
  13. Commissario Francesco Di Rauso, caduto il 3.04.1998, di anni 31, Compartimento Polstrada Napoli, Autostrada. Deceduto in auto di servizio mentre faceva ritorno al Reparto, a causa del salto di carreggiata di altra autovettura
  14. Assistente Sandro Bellotti, caduto il 20.07.1998, di anni 27, Sott. Polstrada Altedo (BO), Autostrada. Investito in corsia di emergenza mentre procedeva ai rilievi di un precedente sinistro con solo danni ai mezzi.
  15. Sovrintendente Adriano Vanzella, caduto il 26.11.1998, di anni 44, Sezione Treviso, Strada Statale. Deceduto in servizio mentre di pattuglia accorreva su un incidente stradale.
  16. Agente Scelto Marco Cescato, caduto il 26.11.1998, di anni 30, Sezione Treviso, Strada Statale. Deceduto in servizio di pattu-glia mentre accorreva su un altro incidente.
  17. Vice Sovrintendente Ezio Poidomani, caduto il 2.04.1999, di anni 42, Sezione      Isernia. Autostrada. Deceduto in servizio mentre faceva rientro da una scorta a personalità.
  18. Sovrintendente Capo Luca Palmisano, caduto il 29.12.1999, di anni 50, Sezione Brindisi, Strada Statale. Deceduto in servizio mentre si prodigava per liberare la strada da animali che avevano invaso la carreggiata.
  19. Sovrintendente Alessandro Pantarelli, caduto il 13.03.2000, di anni 47, Sott. Polstrada Cassino, Autostrada. Deceduto in servizio mentre era intento ad un controllo ed alla verbalizzazione di un utente.
  20. Assistente Leonardo Izzo, caduto il 13.03.2000, di anni 37, Sott. Polstrada Cassino, Autostrada. Deceduto in servizio mentre era intento ad un controllo ed alla verbalizzazione di un utente.
  21. Agente Scelto Tommaso Capossele, caduto il 10.07.2000, di anni 30, Sott. Polstrada Barletta, Autostrada. Investito da un'auto assieme ad altri due colleghi, mentre svolgeva attività di viabilità per un precedente incidente grave.
  22. Agente Gianfranco Costantini, caduto l' 8.08.2000, di anni 25, Sott. Polstrada Firenze, Autostrada. Deceduto in servizio di pattuglia, mentre effettuava inversione del senso di marcia per soccorrere un automobilista in panne, l'auto di servizio veniva violentemente tamponata da un'Audi viaggiante sulla carreg-giata Nord. La violenza dell'impatto determinava l'immediato decesso.
  23. Agente Giuseppe Micale, caduto il 21.10.2000, di anni 30, Dist. Polstrada Sanremo (IM), Strada  Statale. Deceduto in servizio mentre in moto aveva appena iniziato un servizio di V.S. per il Rally di Sanremo, dopo aver urtato un pedone precipitava a terra.
  24. Assistente Capo Giuseppe Ronca, caduto il 26.3.2001, di anni 42, Sott. Polstrada Foggia, Autostrada. Investito da un autocarro all'interno di una piazzola sulla A4 mentre stava effettuando un controllo subito dopo aver rimosso il parafango di un veicolo industriale dalla sede stradale.
  25. Agente Scelto Luca Benincasa, caduto il 23.03.2002, di anni 28, Sott. Polstrada  Motecatini Terme, Raccordo Perugia-Bertolle. Deceduto in servizio. Di pattuglia automontata, in servizio di vigilanza stradale e controllo limiti di velocità con apparecchiatura speciale ProVida, veniva superato da altro veicolo dal quale venivano esplosi decine di colpi, cinque dei quali lo attingevano al torace e al capo. Medaglia d’Oro al Valor Civile
  26. Agente Scelto Massimo Michielin, caduto il 17.01.2003, di anni 28 Dist. Polstrada  San Donato M.se (MI), Tang. MI Ovest. Investito da un'autovettura mentre era intento nei rilievi di un precedente incidente stradale.
  27. Sovrintendente Pierluigi Giovagnoli, caduto il il 24.05.2003, di anni 47, Sezione Polstrada Forlì, Strada Provinciale. Di pattuglia motomontata, di scorta a gara ciclistica, veniva violentemente urtato da un autocarro proveniente dall'opposta direzione, cil cui conducente, in stato di ebbrezza, aveva improvvisamente deviato alla sua sinistra per evitare di tamponare alcuni veicoli in rallentamento davanti a lui.
  28. Agente Scelto Stefano Biondi, caduto il 20.04.2004, di anni 28, Sott. Polstrada Modena Nord, Autostrada. Di pattuglia automontata autostradale, veniva travolto al casello di Reggio Emilia da un'auto di corrieri di droga che, rubata a Milano, era stata nel frattempo intercettata e inseguita da altre pattuglie. Medaglia d’Oro al Valor Civile.
  29. Sovrintendente Marino Pomentale, caduto il 19.08.2004, di anni 49, Distaccamento Fasano (BR), Strada Statale. Di pattuglia su strada ordinaria, veniva investito e ucciso mentre stava procedendo ad installare un dispositivo autovelox per l'esecuzione del servizio di accertamento dei limiti di velocità.
  30. Sovrintendente Capo Mario Palombi, caduto il 5.10.2004, di anni 50, Distaccamento Aprilia (LT), Strada Provinciale. Deceduto in servizio. Di pattuglia automontata, nell'espletamento di un servizio di repressione del superamento dei limiti di velocità con Telelaser, veniva investito da un'autovettura sbandata dopo aver tamponato altro autoveicolo che lo precedeva.
  31. Vice Sovrintendente Mauro Giovannini, caduto il 31.03.2008, di anni 37, Distaccamento Lugo (RA), Strada Statale. Di scorta a gara ciclistica rimaneva coinvolto in un incidente stradale e decedendo il 31 marzo 2008 a causa delle gravissime lesioni riportate.
  32. Assistente Francesco Ciquera, caduto il 14.05.2008, Dist. Polstrada Gioia del Colle (BA), viabilità Ordinaria, investito durante i rilievi di un incidente stradale.
  33. Assistente Capo Massimo Calabrese, caduto l’11.08.2010, di anni 41, Distaccamento Tivoli (RM), Strada Provinciale Maremmana. In servizio di pattuglia automontata, veniva investito, decedendo a causa delle gravissime lesioni riportate, mentre era intento al controllo di un utente della strada.
  34. Sovrintendente Maria Teresa Marcocci, caduta l'8.12.2010, di anni 42, Sezione Polizia Stradale di La Spezia, SP31. Durante il rilievo di un sinistro stradale causato da un uomo in stato di ebbrezza, veniva travolta da un albero restando uccisa.

20 commenti:

  1. Condivisibili le parole del padre del ragazzo deceduto, perché un Paese che perde la memoria è destinato all'oblio delle coscienze.
    Peccato però che in questa strana Nazione la memoria sia sempre a senso unico o ritorni solo a beneficio di qualche telecamera o in campagna elettorale.

    Fabio Sergio

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  2. gianni un "operario del mondo"11 novembre 2010 alle ore 21:03

    Aggiugere altro a quello che i redattori hanno sintetizzazato sempre con la dovuta pacatezza e obbiettività, sarebbe inopportuno e fuori da ogni logica,aggiungendo solo che sarebbe "umano" ricordare "CHI" se ne è andato da questo mondo senza tanti clamori, perchè anche noi cari Signori, per chi non lo ricorda, apparteniamo a questo strano emisfero dove tutto fà spettacolo!!!!!!!!! anche sulle peggiori tragedie...........

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  3. Il dolore è uguale per tutti, ma non è il primo caso in cui i tutori dell'ordine non vengono mai ricordati se non eccezionalmente.
    In questa nazione all'aggressore con il passamontagna viene intitolata un'aula nel nostro parlamento ( vedi GIULIANI , qualcuno ricorda Genova ? ), la madre diventa onorevole mentre il Carabiniere viene messo alla gogna mediatica e distrutto psicologicamente insieme alla sua famiglia : invece stava per essere ucciso a venti anni con un estintore mentre difendeva tutti noi insieme agli altri colleghi delle Forze di Polizia.
    Questo ci meritiamo ?
    Di quale memoria stiamo parlando ?

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  4. È vero, anonimo. Ma scrivete il vostro nome, un nickname, qualcosa!

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  5. di cosa ha paura ASPI? delle ritorsioni del popolo del Gabbo alle sue infrastrutture? perché ha cambiato o cambierà idea?

    sono domande le cui risposte non mi interessano. Così come non comprendo altre cose, tipo la necessità di fondare un'associazione delle vittime della polizia. Siamo forse nel Cile dei '70? o nella Romania di Ceausescu? forse che la magistratura ha un occhio di riguardo per i poliziotti? non direi, viste le sentenze del G8 (aggiungo, per fortuna).

    Le proporzioni e il senso della misura sono spariti da questo Paese. Io, a volte, vorrei che sparissimo tutti, noi poliziotti. Se ne accorgerebbe qualcuno?

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  6. Il dolore per una perdita è sempre grande...Ma come mai non si riesce a ricordare tutti gli Agenti, i Carabinieri, i Volontari che silenziosamente, senza fiaccolate, senza firme, hanno prestato il loro servizio quotidianamente, rimettendoci la vita? Perchè tanto rumore attorno ad alcuni fatti?
    La memoria...quella è nel cuore di chi ama la legalità e la giustizia, il rispetto, è nel cuore e non ti lascia, non ha bisogno di lapidi ma di certezze e fatti concreti.

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  7. Il poliziotto che ha commesso quel fatale errore certamente lo pagherà, certo il ragazzo che ne è stato vittima oggi non c'è più e qui non posso dire niente, sarebbe tutto superfluo.
    Certamente al posto del padre o del fratello la penserei uguale.
    Ma riallacciandomi a quanto il Presidente dice, a costo di apparire cinico, mi sento di dire che non condivido la apposizione di una lapide.
    Non lo condivido perchè non riesco ad immaginare cosa voglia significare, forse che in quel luogo un poliziotto ha ammazzato qualcuno?
    O cose simili? Se qualcuno lo sa me lo spieghi per favore perchè veramente vorrei saperlo.

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  8. CI SIAMO GIà SCORDATI COSA SI E' FATTO NELLE AULE DEL PARLAMENTO ITALIANO IN "MEMORIA DEL MARTIRE" AL G8 DI GENOVA DA PARTE DEL CARABINIERE PLACANICA? FRA NON MOLTO PROBABILMENTE CI SARA' UN AULA INTITOLATA ANCHE AL DETENUTO (TOSSICO DIPENDENTE) "UCCISO" DA MEDICI E AGENTI DI CUSTODIA, EPISODIO DI POCO TEMPO FA... ! QUESTA è L'ITALIA, ALTRO CHE LA SPAZZATURA DI NAPOLI E DINTORNI!! - EVVIVA!!!

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  9. @LINO62
    ogni vicenda, caro Lino, ha una storia diversa. Di Carlo Giuliani si è detto e scritto tanto. la verità, secondo me, sta nella foto che tutti ricorderanno. Vorrei dirti, però, che a Roma non c'è nessuna aula a lui dedicata. Il partito di Rifondazione Comunista aveva apposto una targa a suo nome nell'ottobre 2006 al proprio ufficio di presiedenza presso il Senato. Con la sua esclusione dalla rappresentanza parlamentare, tutto è tornato come prima. La vicenda di Cucchi, invece, resta a mio avviso un fatto gravissimo e inumano, così come è inaccettabile che un uomo muoia cos' come è successo a lui.
    Noi, in questo post, vorremmo discutere della memoria lunga e di quella corta.

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  10. Chiedo scusa per l'intrusione illustri signori, ma, la questione è la targa per Sandri o il G8?
    Per quanto riguarda Sandri personalmente sono contrario all'apposizione di una lapide in sua memoria in Autostrada, ma è solo una mia convinzione che non sto qui a motivare perchè non voglio convincere nessuno.
    Altra questione è il G8 di Genova, altra questione è il caso Carlo Giuliani.
    Per quanto riguarda il G8, solo gli stolti non hanno ancora capito che lì si è concretizzato il fallimento della gestione dell'ordine e la sicurezza pubblica che la Polizia sta ancora pagando, non solo, possiamo serenamente affermare che il G8 di Genova è la più brutta pagina di storia della Polizia, che ci sia stata dal '48 ad oggi. Il caso Giuliani? Penso che il primo criminale è stato chi ha messo in strada in quel contesto ragazzi di leva come Placanica, altre responsabilità oggettive sono evidentemente a carico del ragazzo deceduto, perchè io, che di manifestazioni nè ho fatte tante, nn ho mai sognato di lanciare un estintore su un defender dei Carabinieri, MA, se avessi ricevuto senza motivo alcuno una cd "carica di alleggerimento" chissà, mi metto nei panni di chi ci si è trovato,non saprei dire di sicuro non esistendo più un reato di lesa maestà, un cittadino che commette un reato del genere se è possibile va arrestato e/o denunciato una volta identificato, ma di certo non gli va sparato in testa come accadeva nel medioevo. Chi veste la divisa non rappresenta se stesso ma lo Stato, e lo Stato in uno stato di diritto non può applicare "la vendetta" ma solo la Legge.
    Gianfranco

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  11. Grazie Gianfranco, il tuo contributo è davvero gradito. Ovviamente non la penso del tutto uguale a te, nel senso che la vicenda di Giuliani è chiaramente scritta in un dispositivo di sentenza che io rispetto. Così come rispetto il tuo pensiero su alcuni degli altri aspetti che poni. Ma la questione qui, che mi preme affrontare, è quella della targa in memoria di Gabriele. Che, questo è il mio parere, non era un eroe, ma una vittima di un delitto al momento giudicato colposo.

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  12. Ho trovato, sfogliando il Messaggero elettronico, questa lettera. Mi sembra equilibrata, anche se - certamente - di parte. Però ritengo doveroso leggerla. E' tratta da questo link:
    http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=126507&sez=HOME_MAIL

    Ancora su Sandri

    Spettabile Redazione, Con la presente intendo replicare alla missiva firmata Brugge ove credo di poter scorgere diverse inesattezze ed incongruenze. E' davvero avvilente appurare che ci sia ancora qualcuno convinto che un poliziotto, ogni giorno, esca di casa con la stessa intenzione del malvivente armato, cioè quella di "voler uccidere qualcuno", così, tanto per farlo, in maniera da assicurarsi
    un'impunità dopo aver commesso un reato grave. E' oltremodo deprimente notare che ci siano persone con una buona memoria, ma a senso unico.
    Caro Brugge, le posso assicurare che, nonostante ci siano diversi rettangoli in marmo affissi in mura anonime che ricordano i caduti della Polizia negli anni della Repubblica, questi rappresentano solo una piccola parte di "persone", trucidati con "volontà e ferocia". Uomini e donne, "cittadini", come dice lei, che combattevano quotidianamente una guerra in casa propria, contro altri "italiani", se così possiamo chiamarli.
    Purtroppo gli strumenti usati da chi tutela la sicurezza e l'ordine pubblico non sono carte, penne e scartoffie, ma pistole, manganelli, scudi e caschi. E chi commette errori, non causa il ritardo di una pratica burocratica, o le fa bere un caffè annacquato, ma, talvolta, può causare la morte di qualcuno,
    fortunatamente con una casistica inferiore alla caduta degli aerei di linea.
    Capisco che questo mio esempio possa sembrare cinico e freddo, ma in quest'epoca di numeri e statistiche potrebbe rendere meglio l'idea. Le assicuro che non fa mai piacere sapere che un appartenente alle forze dell'ordine, invece di aiutare le persone, causa la morte di qualcuno ed il dolore delle famiglie. Ma non sono una banda di malviventi assoldati dalla bramosia di "soldi facili". Non sono nemmeno dei boia, che vanno in strada a giustiziare gli innocenti per il semplice gusto di farlo, così come sembra lei li abbia dipinti.
    In definitiva mi associo al suo pensiero per Gabriele Sandri e, anche se non credo ci siano le similitudini che descrive, Giorgiana Masi, una ragazza rimasta uccisa in una manifestazione popolare da mano ignota, appunto.
    Un consiglio: un giorno, se ha tempo, si rechi presso l'Auditorium, in quell'area di parcheggio adiacente a quella delimitata da ringhiera e sbarra all'ingresso; se ha pazienza, in un angolo dello stesso, troverà, se ancora è presente, una colonnina in pietra con sopra scolpiti due semplici nomi ed una data. E' così nascosta ed anonima che, probabilmente, fa la felicità dei cani che la scambiano per un luogo di deiezione. Beh, in quel luogo, nei cosiddetti anni di piombo, due gloriosi appartenenti alla Polizia di Stato, solo perchè indossavano una divisa, sono stati fatti inginocchiare per poi essere veramente "giustiziati" con due "pistolettate" alla nuca: lei se lo ricordava?
    Goldenugget
    (12 novembre 200)

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  13. Analizzando la notizia specifica della morte di Gabriele Sandri e pensando al trasporto dei tifosi in Italia a bordo di pullman, non posso pensare che oltre alle forze di polizia ci sia una grossa componente di rischio, peraltro provata personalmente, anche per l'autista che si trova DA SOLO a bordo con i tifosi e spesso non scortato , dove i trasportati la vogliono fare da padrone e dove la pressione psicologica che gli stessi vorrebbero fare al conducente del non volere rispettare le regole è elevatissima.
    In riferimento alla notizia dell'apposizione della lapide provo un senso di rabbia, perchè la Costituzione stessa recita che "tutti i cittadini hanno pari dignità" , ma anche in questo caso non viene rispettata questa normativa di quella che dovrebbe essere la Legge principale e la massima espressione di democrazia. Ricordo inoltre che nell'elenco di Asaps vengono citati solo le vittime dall'anno di fondazione dell'associazione stessa, ma non bisogna dimenticare i fatti avvenuti precedentemente, come quello di Dalmine, dove perirono due poliziotti della Specialità e ora l'autore di questo fatto criminoso tiene conferenze e incontri pubblici.

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  14. Quello che dici, Stefano, è vero.
    Però bisogna oggettivamente dire che, per come conosciamo la vicenda Sandri, non è strettamente legata ad una questione di stadio. Cioè: sappiamo che c'era stato un alterco, prima del colpo sparato dal poliziotto, trta il gruppo di Sandri e altri tifosi. Poi è successo quello che sappiamo e anche questo è indicativo: una città in scacco dei tifosi per un evento che col calcio non aveva nulla a che fare. Io, personalmente, sono contrario all'apposizione della lapide per Sandri perché si tratta della vittima di una serie di eventi concatenati. Se colposi o dolosi lo chiarirà l'azione penale quando questa sarà conclusa. Ma sono contrario, dicevo, perché Gabriele Sandri non è morto salvando persone, intervenendo su una calamità o compiendo una buona azione. Anche se la corte d'appello di Firenze modificasse l'imputazione in omicidio volontario, da quella colposa oggetto di sentenza, potremmo discuterne, ma non ora. Insomma, queste cose non si sono mai fatte nemmeno per i Caduti della forze dell'ordine o dei soccorritori... Nemmeno per le vittime del lavoro!

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  15. In pratica, in molti siamo d'accordo sul perchè del no alla lapide, però sarei curioso di sentire qualcuno che quella lapide la vuole ed ovviamente perchè.
    Quindi, anche se non è il mio ruolo, invito qualcuno a manifestare le sue motivazioni.
    Vorrei poi aggiungere che ogni fatto è un evento a se stante ed ha una sua cornice così come ha degli attori che al suo interno si muovono.
    Personalmente non credo ci sia bisogno di ricordare i caduti sul lavoro o per dovere o per altro, c'è semplicemente da ricordare che quel luogo è certamente stato il teatro di tragico evento, ma la regola è che per tutta una serie di motivi non possono applicarsi lapidi a memoria di e che non ci troviamo di fronte ad un evento che può essere considerato l'eccezione alla regola.
    Ribadisco che il mio pensiero non ha nulla a che vedere con le responsabilità della persona coinvolta, quelle, come è già stato detto, le chiarirà il Tribunale e, ad oggi non mi pare che ci sia il rischio che tali responsabilità scompaiano.

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  16. (vediamo se riesco a pubblicare).
    Ho circa 9.000 nomi di eroi veri di una guerra vera che lungo un'autostrada starebbero benissimo (più che altro per una questione di spazio): si può? Mi fate "un po' di spazio" accanto ai Caduti della Polizia?
    Silvia

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  17. Silvia si riferisce ai Caduti per la Patria, quelli che la patria - con la P minuscola - ha dimenticato nascondendo ciò che restava di loro, la memoria appunto, in un archivio. Memoria corta, dunque. Io intitolerei loro anche i lampioni, se potessi. E io rilancio: perché non intitolare lo stadio di Catania a Filippo Raciti? O una piazza a Samuele Donatoni?

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  18. Non lo si fa perché la memoria corta è la cosa più facile. Come il "sì" per Sandri, che non è una scelta ideologica o motivata da chissà cosa, è semplicemente la cosa più facile. Intitolare uno stadio a Raciti lo si potrebbe fare se i problemi negli stadi fossero definitivamente risolti oppure se si volesse davvero risolverli. Più facile lasciare le cose come stanno. Mal che vada si finisce a parlarne in un blog. Silvia

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  19. La memoria a volte non è affatto corta, è solo selettiva.
    Sui cancelli dello stadio di Bologna dalla settimana scorsa c’è affisso uno striscione che ricorda l’anniversario della morte del povero Gabriele.
    A loro modo i tifosi la lapide l’hanno già deposta.
    Però non riesco proprio a spiegarmi il perché non abbia mai visto nessun striscione che ricordi l’Ispettore Filippo Raciti.
    Vorrei poter dire a quei tifosi, e non solo a loro, che basterebbe ricordare che dietro alle divise che vedono allo stadio non ci sono soltanto Sbirri ma delle Persone che hanno fatto scelte lavorative e di vita categoriche, piene di implicazioni socialmente rilevanti e che a volte (poche) si trasformano in grandi soddisfazioni e che in molti casi, purtroppo, sono motivo di fraintendimenti e frustrazioni.

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  20. La lapide di tutti i caduti in servizio è l'aquila turrita della Polizia, la fiamma dei Carabinieri, che avete l'onore di poter portare ogni giorno...
    Chi porta rispetto a quei simboli e a quella divisa non lo fa per timore, ma per riconoscimento a tutti quelli che sono caduti indossandola e a quelli che con abnegazione ogni giorno la indossano...

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