La condanna inflitta in appello dalla Corte di Catanzaro punisce un automobilista che, ubriaco e sotto effetto di droghe, investì lo scorso anno 6 persone uccidendone 3 e ferendone altrettante
(ASAPS), 22 ottobre 2010 – Pesante condanna inflitta dalla Corte d’appello di Catanzaro, all’automobilista che, ubriaco e drogato, investì nel giugno del 2009 sei persone uccidendone tre e ferendone altrettante. L’incidente si verificò sulla statale 106, a Rossano, sulla fascia ionica cosentina dove l’uomo alla guida della sua Bmw travolse un gruppo di persone che erano ferme sul ciglio della strada dopo che le auto sulle quali viaggiavano si erano scontrate in maniera lieve.
I sei si trovavano sul ciglio della strada e stavano constatando i danni provocati dal sinistro alle loro vetture, quando, su di loro, piombò l’auto di grossa cilindrata. Gli accertamenti compiuti dalla Polizia Stradale intervenuta sul posto, portarono ad accertare che l’uomo guidava con un tasso alcolemico nel sangue superiore di tre volte rispetto a quello consentito dalla legge e che era anche sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. In primo grado, il pirata era stato condannato dal gup di Rossano, con il rito abbreviato, a 10 anni per omicidio colposo e lesioni colpose gravi ed a quattro anni per il reato di guida in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. I giudici della Corte d’appello hanno confermato la condanna a 10 anni riducendo invece l'altra da quattro anni ad un anno e quattro mesi. La Corte d’appello ha inoltre confermato il risarcimento per le parti civili tra le quali l’Associazione italiana familiari vittime della strada.
La condanna può apparire pesante, ma non è così. Ricordiamo che per l’omicidio plurimo colposo nel caso in cui il conducente guidi in stato di ebbrezza con un valore alcolemico superiore a 1,5 g/l la condanna ai sensi dell’articolo 589 CP può arrivare fino a 15 anni. Anche per le violazioni del 186 e 187 CdS la pena non è stata certo esagerata. Se non si rasentano i massimi della pena per chi falcia come birilli 6 persone ammazzandone 3 a chi si deve infliggere il top della condanna?? (ASAPS)
La condanna può apparire pesante, ma non è così. Ricordiamo che per l’omicidio plurimo colposo nel caso in cui il conducente guidi in stato di ebbrezza con un valore alcolemico superiore a 1,5 g/l la condanna ai sensi dell’articolo 589 CP può arrivare fino a 15 anni. Anche per le violazioni del 186 e 187 CdS la pena non è stata certo esagerata. Se non si rasentano i massimi della pena per chi falcia come birilli 6 persone ammazzandone 3 a chi si deve infliggere il top della condanna?? (ASAPS)
Concordo nel ritenere non esagerata la pena inflitta ma, quello che più preoccupa e non solo in questa occasione, è la frequente applicazione della riduzione della pena che, a mio avviso, dovrebbe essere utilizzata in casi eccezionali e supportata da motivazioni molto forti. Incidenti del genere hanno tanto di volontarietà spesso nascosta da cavilli difensivi e giudiziari.
RispondiEliminaAttilio Raffaele Ianniello
(servitore-insegnante Club Alcolisti in Trattamento di Moliterno - Potenza)
Per potere esprimere una valutazione corretta sarebbe necessario conoscere la motivazione della sentenza di appello; in mancanza posso solo fare qualche deduzione.
RispondiEliminaNon sembra esserci alcun ricorso a cavilli, che non esistono: esistono le leggi e ognuno è obbligato a rispettarle.
Che poi spesso abbiamo assistito a uno stravolgimento dell'impianto legislativo con l'inserimento di norme slegate tra loro e sovente in contrasto con il quadro complessivo al solo scopo di favorire uno o l'altro, è discorso complesso e, credo, fuori luogo in questa sede.
Il giudice di secondo si è limitato ad applicare la legge, perchè la condanna a 10 anni in primo, confermata in appello, è la normale riduzione di un terzo che la norma impone di applicare qualora venga accettato il rito abbreviato. Quindi non una riduzione discrezionale o arbitraria o frutto di cavilli ma una precisa ipotesi voluta dal nostro legislatore. Nelle intenzioni originarie era la rinuncia da parte dell'imputato a determinate garanzie in cambio di uno sconto di pena; nella pratica quotidiana una riduzione per chi è inchiodato alle proprie responsabilità. Ma questo, ripeto, è argomento di politica giudiziaria, scelte del nostro Legislatore che possiamo condividere o meno ma che, finchè sono leggi dello Stato, dobbiamo applicare.
La riduzione operata in appello credo trovi la sua ragione nell'applicazione di qualche attenuante.
Quale non so perchè dovrei leggere le motivazioni. Ma anche qui la discrezionalità del giudice è vincolata a precisi parametri ai quali deve attenersi. Potrebbe essere successo, per esempio, che nel frattempo è stato risarcito il danno, che è appunto una ipotesi codificata per la quale il giudice è tenuto a operare una riduzione di pena.
Non posso dire se la sentenza sia giusta o sbagliata, se ripetti o meno la legge (per quello c'è la Suprema Corte)
Posso solo rilevare che una cosa è la norma in astratto, che per sua natura deve essere capace di racchiudere tutte le possibili ipotesi che si verificheranno; una altra è l'applicazione concreta, caso per caso, dove spesso la realtà presenta sfaccettature che la norma non aveva previsto.
E non dimentichiamo che le leggi le fanno gli uomini, fallibili. Chi, con ruoli diversi, è tenuto alla loro applicazione in aula di giustizia, non può che fare il proprio dovere, attenendovisi.
E’ una sentenza che va giustamente inquadrato sulla severità applicata a un soggetto resosi colpevole di più omicidi, ubriaco che guida sotto l’influsso di sostanze stupefacenti.
RispondiEliminaNon mi dilungo sui soliti discorsi di opportunismo legati a tali gravi episodi.
Spero solo che in Cassazione sia confermata la sentenza!
Per ultimo che sia applicata la pena nella sua totalità!
La mia domanda è: di questi 11 anni e 4 mesi quanti ne passerà effettivamente in carcere?
RispondiEliminaMi fa un po' pensare (in negativo) quanto ha scritto poco sopra a me Fabio Sergio. Mi fanno pensare e tristemente riflettere le inutili riflessioni (concedetemi la licenza grammaticale) che si vanno a fare su questo episodio.
RispondiEliminaLeggo testualmente in quell'intervento: "non posso dire se la sentenza sia giusta o sbagliata....ecc ecc".
Uno dei problemi di questo Stato è proprio questo! Si perde di vista il reato; ci si arrovella in mille seghe mentali (concedetemi la volgarità) sul come e perché siamo arrivati a una certa condanna e si arriva a cercare mille spiegazioni su quello che rimane comunque CERTO e purtroppo IRRIMEDIABILE: sono morte persone per colpa di un ubriaco drogato che stava guidando!!!
Non stiamo tanto a cercare spiegazioni di riduzione di pena o del perché e del percome si sia arrivati a una determinata pena perché......sono riflessioni pericolose che molti avvocati cavalcano vergognosamente per far uscire di galera personaggi ai quali andrebbe sostituita la porta della cella con un bel muro di cemento! Non perdiamo MAI MAI MAI la gravità del reato e il danno arrecato con ragionamenti utili solo a far mitigare la pena. Se il legislatore sbaglia perché crea questi appigli, la coscienza degli uomini deve prevalere e certi avvocati dovrebbero SEMPRE tener presente il reato e il danno. Non......sentirsi bravi nel riuscire a far scarcerare il cliente palesemente colpevole!
Marco Gabbuggiani
Per ovviare al problema di inserimento determinato dalla lunghezza del post, lo divido.
RispondiElimina1.
Caro Marco, mi spiace averti provocato sconcerto con quelle che ritieni inutili riflessioni o, peggio, seghe mentali.
Probabilmente una lettura frettolosa e qualche pregiudizio ti hanno indotto a simili pensieri.
Allora, per fugare ogni dubbio, provo a fornire una spiegazione più esauriente.
Per farlo dovrò venir meno alla regola non scritta che vuole la comunicazione via internet basata sulla sinteticità; che però mal si concilia con la chiarezza.
Scribacchio da tanti anni e anche se sono solo un modesto artigiano della parola ho imparato come solleticare il pubblico. Avrei potuto infatti comporre un post sull'indecenza di infliggere una pena così bassa per una strage; giacché è quel che penso. Ma sarebbe stata solo una opinione che nulla avrebbe aggiunto alla comprensione del problema sollevato da simile sentenza.
Ho scelto allora la via più ardua, quella che sapevo mi avrebbe esposto a critiche come la tua, qualora il mio messaggio fosse stato letto senza cercare di comprendere il pensiero alla base della mia riflessione. Ho scelto quindi di spiegare come si possa arrivare tecnicamente a una sentenza siffatta, perché non tutti possiedono gli strumenti per conoscere il complesso procedimento giudiziario, e scovare così "l'anello debole".
Ti intristisci perchè, citandomi, riporti la frase in cui sostengo che non posso affermare se la sentenza sia giusta o sbagliata. No Marco, la mia affermazione non deve portarti sconforto, ma farti riflettere su un altro concetto. Le sentenze non sono mai giuste o ingiuste. Perché la giustizia è una aspirazione che con la legge degli uomini ha nulla in comune. Le sentenze possono essere solo corrette o sbagliate. Possono solo essere rispettose o irrispettose della legge. Una sentenza è l'applicazione concreta di una legge astratta: è lì che bisogna guardare.
Il bersaglio non possono e non devono essere i tanto bistrattati magistrati o i sulfurei avvocati, ma le leggi degli uomini e chi le crea.
continua...
2
RispondiEliminaSuppongo che la maggioranza di coloro che consultano questo sito e magari si attardano a leggere le mie righe sono uomini in divisa.
E allora conoscono bene il senso di appartenenza, di orgoglio, di lealtà verso le Istituzioni (sempre impersonali; che poi siano spesso rappresentate da uomini di poca virtù è altra spinosa questione) che ti trasmette quell'abito. Così come conoscono sicuramente la frustrazione di essere visti come avversari se non peggio, nemici, proprio per quella divisa indossata con tanta fierezza da chi è infarcito di pregiudizi e luoghi comuni.
Anche io ogni giorno indosso la mia divisa: una divisa nera, e la indosso con ugual fierezza. E anche io ogni giorno vivo la stessa frustrazione.
Si, hai capito di cosa parlo: è la toga di avvocato. Quella che sembri disprezzare.
Ma come ogni divisa, è poi l'uomo che la porta con onore o meno.
Potrei parlarti delle mie scelte professionali e di vita, di come abbia rinunciato a facili (e lauti) guadagni per inseguire i miei ideali; ma servirebbe? Non credo. So che troppo è radicato il pregiudizio verso la mia categoria e so che tanti miei colleghi (colleghi perché iscritti all'Albo) hanno le loro responsabilità in questa cattiva fama.
E poi non amo parlare di me. Nell'altra mia vita professionale, quella di giornalista, ho sempre rifiutato essere io la notizia: la stessa cosa vale anche qui.
Chiarito questo, passo al mio commento alla sentenza.
Ho letto con commozione l'altro scritto presente sul blog, quello indirizzato a un servitore dello Stato che deve subire l'oltraggio di vedere la applicazione (non concessione, come spesso leggo; perché la concessione presuppone una discrezione che qui è assente) dei benefici di legge a uno dei suoi carnefici.
Ecco, lì mi sono intristito io. E non perché un magistrato gli ha dato la semilibertà: quel magistrato ha fatto il suo dovere, ha applicato la legge. La colpa è sua o di chi ha creato quella norma?
La colpa è del magistrato che non ha scelta (o dell'avvocato, tenuto anch'egli al rispetto della legge) oppure di chi quella legge l'ha voluta?
Di chi ha anteposto un errata interpretazione di un concetto giusto, la possibilità di redimersi, a un altro principio, che deve essere preponderante e cioè la tutela della collettività onesta?
continua...
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RispondiEliminaPerchè è giusto che la pena tenda, come recita la nostra Costituzione, alla rieducazione del condannato: ma è altrettanto giusto che la pena sia sanzione, punizione per il torto fatto; e che i cittadini onesti siano tutelati, senza dover condividere il pianeta con i delinquenti.
Nella mia scala dei valori viene prima la tutela della collettività, in quella dei nostri legislatori non so.
Se un poliziotto viene mandato in strada con la pistola scarica e la macchina senza benzina, caro Marco, la responsabilità per non aver sventato una rapina è sua o di chi lo ha messo in quelle condizioni?
E allora cerchiamo anzitutto di capire, senza pregiudizi, dove sono le colpe.
Perché è inutile, diciamolo con franchezza, star lì a prevedere pene sempre più severe, sbandierare la tolleranza zero e poi obbligare (si, obbligare, perchè nessuno può sottrarsi alla legge) magistrati e avvocati ad applicare norme premiali a chi meriterebbe come unico premio di essere tenuto ai ceppi per tutta la vita, per evitargli di nuocere ancora.
Tu, Marco, concludi il tuo intervento invocando la coscienza degli avvocati. Ti sfugge però che l'avvocato del criminale a cui è stata data la semilibertà ha il dovere di chiederla e il giudice applicarla se esistono le condizioni. Non farlo sarebbe una violazione di legge, quella legge che ha giurato di difendere (si, lo giuriamo, in modo solenne) e che avrebbe portato alla sua incriminazione, fino alla possibile radiazione dell'Albo professionale.
Allora, la riduzione di pena è colpa di magistrati e avvocati che hanno applicato una legge che magari non condividono come uomini, facendo il loro dovere di servitori delle Istituzioni, o di chi quella legge ha voluto?
Quindi, e qui concludo con la mia ultima domanda per te, caro Marco, sei triste perché io ho provato a spiegare i meccanismi di una legge o perchè molte leggi in questo nostro Paese sono sbagliate o inapplicabili?
Fabio SERGIO
Caro Fabio Sergio (PRIMA PARTE)
RispondiEliminaCercherò di risponderti alla tua lunga replica sperando tu mi possa perdonare il modus visto che non sono assolutamente maestro di penna.
Premetto che io non sono un uomo in divisa ma un semplice commerciante con enorme stima verso chi è in giro dalla mattina alla sera per proteggere noi cittadini. Non voglio far facile demagogia criticando l’entità della busta paga per la quale questi uomini e donne rischiano la vita ogni giorno. La mia opinione è che chi indossa una divisa delle forze dell’ordine ha anche una grandissima passione verso questo lavoro e lo vive quasi come una missione perché non si rischia la vita e la distruzione degli affetti per un semplice stipendio (grande o piccolo che sia).
Tutto il loro operato lo vedo purtroppo spesso vanificato dall’opera di altri personaggi che dovrebbero invece affiancare il duro lavoro che loro svolgono.
Io non disprezzo assolutamente la categoria degli avvocati (ovviamente si parla di penalisti) e mi dispiace che tu possa aver capito questo. Ho mia sorella avvocato, mio figlio che lo voleva fare e il futuro genero, già avvocato. Figuriamoci se non ho stima della categoria!
DISPREZZO UN CERTO TIPO di avvocato che, insieme ad alcuni personaggi che compongono il meccanismo processuale e post-processuale in Italia, sembra si divertano quasi a “giocare” a chi vince ad un pericoloso gioco.
Si assiste allora a imputati rei-confessi che, dopo aver parlato con l’avvocato, ritrattano il tutto e dicono che si sono sbagliati. Ti accade di vedere che non esiste un reo-confesso per il quale qualcuno non chieda visite psichiatriche per farlo riconoscere infermo di mente! E potrei aggiungere altri mille esempi che denotano comportamenti per me spregevoli da parte di tuoi colleghi che probabilmente vogliono far colpo nella mente di quella malavita che (forse) ha molti più soldi delle persone perbene da spendere in tribunale. Li vedi spudoratamente apparire in tv brandendo giustificazioni assurde nei confronti di persone colpevoli di atroci delitti in maniera quasi inverosimile. Ti giuro che talvolta non so proprio se giudicare peggio il delinquente (che magari ha fatto quello che ha fatto in uno scatto d’ira) piuttosto che il suo avvocato!
Ti voglio raccontare di un episodio di diversi anni fa. Un notissimo avvocato era presso il mio salone quando ricevette una telefonata nella quale gli annunciavano che aveva avuto esito positivo quanto da lui intrapreso per liberare il suo assistito (colpevole di omicidio di primo grado). Ci fu un’esclamazione di gioia quasi bambinesca alla quale obiettai sconcertato poiché non reputavo giusto quello che stava accadendo (il processo era su tutti i giornali e in tutte le tv). Il tuo collega mi disse che non era colpa sua se c’era un “buco nella legislazione” che gli permetteva di ottenere questo risultato. Le sue testuali parole furono: “la colpa non è certo mia se c’è un buco nella normativa! Io ho semplicemente fatto il mio dovere nei confronti di chi mi paga la parcella. So benissimo che tra qualche giorno ritornerà in cella ma per me è un gran risultato professionale di cui voglio godere con l’imputato e con tutto il mio studio”. Rimasi sconcertato perché si parlava di omicidio premeditato con l’ausilio di un complice e lui…..era contento di averne ottenuto la liberazione (anche se per non più di 10-12 giorni).
(CONTINUA PARTE 2)
(PARTE SECONDA)
RispondiEliminaLa domanda che mi pongo a questo punto è questa:
Polizia, avvocati, giudice e legislatore sono tutti insieme alla ricerca di risolvere il problema della delinquenza ma mentre gli organi di polizia di più non possono fare, gli altri si rendono conto dell’importante compito che hanno?
Io non voglio pensare alla malafede dell’avvocato che tenta di far scarcerare il colpevole, non voglio pensare alla malafede del giudice che manda in semilibertà chi poi uccide o ruba, non voglio pensare alla malafede del medico o di un pm che giudica non pericoloso un soggetto che poi va ad accoltellare la ex fidanzata (storia recente) ma…….
MI SEMBRA DI VEDERE DA PARTE DI QUESTI SOGGETTI UNA QUASI ESTRANEITA’ DALLA REALTA’.
Mi sembra che il tutto diventi un gioco del PM contro l’avvocato e ogni sistema è buono perché l’uno abbia ragione sull’altro A PRESCINDERE DA QUELLO CHE E’ GIUSTO PER LA COMUNITA’! Si assiste a mille sotterfugi parzialmente già menzionati fino a tirare in ballo il tanto abusato "sistema". Quel "sistema" colpevole di aver creato quel mostro perché ha avuto un’infanzia difficile, perche il babbo che era calvo…..perchè aveva la mamma che aveva la forfora….ecc eccetera.!
Scusami la battuta per sdrammatizzare Fabio Sergio ma a me sembra che si perda spesso il senso reale dei fatti accaduti e il tutto diventi quasi un gioco antagonistico tra i vari personaggi che si muovono dentro il processo come in un gioco.
E le spese chi le fa?
Le facciamo tutti noi!
Te mi obietti che la colpa è del legislatore. E’ parzialmente vero ma la colpa maggiore è (come dice mia suocera) del “Dio Quattrino”. Che questo sia vile denaro o che questo venga rappresentato dall'essere coccolato dalle televisioni.
Accade allora che il cervello venga utilizzato non più per fare la cosa giusta ma per cercare le “falle” nelle leggi! Per aggirarle e farle interpretare in maniera vantaggiosa per il proprio assistito! Il tutto fregandosene del fatto che ciò possa contribuire a liberare o accorciare la pena a un delinquente!
SONO QUESTI GLI AVVOCATI CHE DISPREZZO Fabio Sergio e non si può dare la colpa agli altri (legislatore). Troppo facile lavarsi la coscienza accusando gli altri!
Aggiungo (per concludere) che mi ha fatto enormemente piacere leggere il tuo capoverso che recita:
“….potrei parlarti delle mie scelte professionali e di vita, di come abbia rinunciato a facili (e lauti) guadagni per inseguire i miei ideali…….”.
Devo dire che mi ha fatto piacere leggere questo capoverso anche se per me era palese questo tuo modo di pensare altrimenti……..non saresti a scrivere in questo blog.
Hai fatto comunque bene a scriverlo perché se non fossi stato certo del tuo comportamento e del tuo pensiero non ti avrei degnato di alcuna risposta.
Saluti
Marco Gabbuggiani
Mi sembra che la discussione tra Marco e Sergio sia effettivamente nello spirito di questo blog. Di questo vi ringrazio.
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